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Cento anni in musica, a Sinnai la festa per la banda musicale


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Paese

Dati Generali
Il paese di Sinnai
Sinnai è un Comune della provincia di Cagliari. In posizione panoramica a 133 metri sul livello del mare, domina l´ampio arco del Golfo degli Angeli. Conta 15731 abitanti. Fa parte della XXIV Comunità Montana “Serpeddì?. Dista 13 km da Cagliari. Un´ipotesi sul toponimo è che derivi dal monte Sinai, nome dato da ebrei esiliati in Sardegna dall´imperatore Tiberio, per una somiglianza con il monte Serpeddì. Un´altra ipotesi è che il nome derivi da sinnài (segnare), perchè era il luogo dove i pastori portavano il bestiame per la marchiatura.
Il territorio di Sinnai
Altitudine: 0/1067 m
Superficie: 223,38 Kmq
Popolazione: 15235
Maschi: 7563 - Femmine: 7672
Numero di famiglie: 4809
Densità di abitanti: 68,20 per Kmq
Farmacia: via Trieste, 33 - tel. 070 767094 / Via Al Mare - tel. 070 750750 / Via Funtanaziu, 4 - tel. 070 767180
Guardia medica: via Libertà, 1 - tel. 070 767875
Polizia municipale: piazza Parco delle Rimembranze - tel. 070 76901
Carabinieri: via S. Isidoro, 2 - tel. 070 767022 / Stazione: Via S. Isidoro, 2 - tel. 070 781664

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Storia

SINIA [Sinnai], che molti scrivono Sinai, villaggio della Sardegna, nella divisione e provincia di Cagliari, e capoluogo di mandamento, sotto il tribunale di prima instanza della suddetta capitale, compreso nel campidano di Cagliari, antica curatoria, o cantone del regno di Plumino o caralense.

La sua posizione geografica è nella latitudine 39° 18', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 6'.

Siede alla falda dei primi colli che si distaccano dal gruppo del Serpellino (Serpeddi) e formando la lunga catena, che abbiamo accennato nella descrizione di Settimo, procedono verso ponente-libeccio, per volgersi poscia al libeccio.

Il luogo del paese è ancora notevolmente elevato sulla pianura del campidano, perchè si deve salire andandovi tanto dalla parte di Settimo, quanto da quella di Mara.

In questa situazione resta coperto da’ venti del settentrione per gli anzidetti colli, dal greco per i monti di Burcei, dal levante per quelli di Sette-fratelli.

L’estate vi è calda, e mitissimo l’inverno. Le pioggie per la vicinanza delle indicate montagne sono frequenti nell’autunno, inverno e primavera, come pure i temporali, sebbene poco nocivi.

L’aria vi si sente umida assai meno che negli altri paesi del campidano, massime soffiando i venti di mare. Le rugiade sono copiose, le nebbie leggere e piuttosto rare.

Pare ad alcuni che nelle stagioni estiva ed autunnale non si debba temere in Sinia de’ miasmi generatori delle febbri intermittenti; e in verità non si patirebbe nessun nocumento se i venti non vi trasportassero le esalazioni morbifere di alcuni luoghi, dove è corruzione e sviluppo di effluvii esiziali alla sanità.

La salubrità di questo sito dimostrasi da ciò che molti ammalati di Cagliari e del campidano per consiglio de’ medici vanno nella estate ed autunno per far la loro convalescenza in questo paese.

Le strade principali sono selciate; la maggiore è piuttosto dritta e sufficientemente larga, sebbene non molto regolare.

Ogni casa ha il suo cortile con tettoje per gli animali e loggia avanti le camere.

Territorio. I siniesi hanno un territorio amplissimo, la massima parte però nelle montagne.

Della parte montuosa le regioni più notevoli sono la massa del Serpellino nella parte verso greco, dove si estende sino a’ confini del Gerrei; i monti di sette fratelli nella parte di levante.

Il Serpellino sorge a 5 miglia dal paese, e levasi tanto che soperchia tutti i monti che sono in questa parte. Il barometro d’Alberto La Marmora diede metri 1075, 73 sul livello del mare.

La montagna, che dicesi de’ sette fratelli, ha nella sua sommità sette corna o punte.

Dopo il suddetto terreno montuoso di proprio patrimonio di Sinia, questo comune ha parte promiscua in altri territorii, de’ quali abbiam fatto cenno nella descrizione di Settimo.

In questi sono i monti, detti di Figuniedda, e monte Cresia che resta dietro dell’altro.

Le roccie di questi monti sono granitiche. In quello di Figuniedda trovasi una roccia porfiroidea, molto argillosa, con base di feldspato, cristalli di quarzo e anfibola, come pure de’ noccioli di feldspato rosso, varianti in breccia.

Le fonti sono in gran numero nelle montagne, e si intende quanto possono esserlo in queste parti dell’isola, dove le pioggie sono piuttosto rare, e non si accumulano nevi. Il che farà pur intendere che sono poche quelle che profondano le acque in gran copia.

Le acque sorgenti più lodate per bontà sono, Mitzas de tronu nella via al Gerrei, quindi Trazali, Gennae funtanas, ecc.

Nella regione bassa e piana si può notare la così detta Mitza de s. Barzolu, quindi la funtana de su porru, in distanza dal paese di un’ora e 1/2 a piè del monte. Trovasi questa nella via che conduce alla regione di Tasònis. È un’acqua che si riconosce minerale, e fu analizzata dal chimico Salomone. Essa è diuretica, e serve agli ammalati.

Le altre acque del piano sono di pochissima bontà.

Nel paese sono aperti molti pozzi, giacchè quasi ogni casa nel suo cortile ne ha uno particolare per il bisogno della famiglia, ma le acque non sono molto leggiere e pure. I pozzi pubblici, all’uscita dell’abitato nella via a Soleminis, detti Funtana de zius, e Funtaneddas, danno acque migliori, delle quali però beve la maggior parte del popolo, mentre i benestanti mandano i servi co’ fiaschi alle fontane che sono a piè del monte.

Scorrono in questo territorio alcuni rivoli.

Il primo di essi ha le sue sorgenti nelle colline, che cominciano la indicata catena. Quando ha raccolto i suoi rivi, scende nel piano verso il meriggio e passa tra Mara e la sua palude procedendo al mare. Veramente non è che un torrente, perchè in tempi di siccità inaridisce.

È parimente rivolo temporario o torrente quello che versa le sue acque nella suddetta palude di Mara.

Dalla montagna di Corru-e cerbu, che fiancheggia all’austro il Serpellino, scendono diversi rivi, i quali si riuniscono nel piano, volgendosi contro l’austro per sfogare nel mare presso la torre di s. Andrea.

A questo si unisce a un miglio sopra la foce il rivo della valle di s. Basilio.

Le acque delle pendici occidentali de’ sette fratelli danno aumento al rio Ceràsa che move da M. Eccas verso tramontana, ed a levante di Burcei entra nel canale di sa Picocca, formato dalle acque e dai rivoli del Serpellino.

Boschi ghiandiferi. Nel territorio proprio i siniesi hanno la selva di Corru-e cerbu, quella di Pruna, di Musui-mannu, di Musueddu, di Tuvu de bois, de su Fenu, de Barbaisu, de bentuestu, de sa bidda de Moros, de Monti-rubiu, e de Setti-fradis.

Forse in nessun’altra regione i grandi boschi han patito quanto in questa; e sono diradati in modo, che se prontamente non si provvede, e si impediscono i guasti, in breve quelle montagne resteranno sgombre, i torrenti saranno più gonfi ne’ temporali, le roccie resteranno denudate, e molte fonti cesseranno di dare le poche acque che ancora danno.

Abbiamo sempre accusato i pastori, qui dobbiamo accusare principalmente i conciatori, i quali scorticando gli alberi ghiandiferi li distruggono.

Ne’ suddetti boschi si possono ancora ingrassare in anno di fertilità più di 3000 porci.

Nel territorio promiscuo sono quest’altre selve, di Figunieddu, Su farconi, Nieddu-porcu, Sa Canna, Monti-alba, Bacu-Eraneddu, Bacu-Eranumannu, Sa Ceràsa, Monti Eccas.

Non sono esse in molto migliore stato che le precedenti, e basti il dire che la metà di Figuniedda è bruciata; tuttavolta si possono tuttora nutrire delle ghiande che vi producono più di 4000 capi della suddetta specie.

Se fossero meno offesi potrebbero facilmente ingrassarne più di 12000.

Ne’ suddetti monti è gran copia di selvaggiume grosso e in tutte le specie, che ha la Sardegna, perchè si trovano i cervi, i daini, i cinghiali, ed in più gran numero i mufioni.

Questi ultimi, che amano le regioni aeree della montagna, non si nascondono mai al cacciatore nelle alte rupi di Sette fratelli. Alcuni in caccie particolari per assicurare il colpo sogliono usar quest’arte: esplorano portando in avanti il cappotto: il muflone in vederlo si affissa nel medesimo, e l’uomo lasciando sospesa quella veste a qualche ramo, va a porsi in sito, donde possa ferirlo di fianco.

Pare talora, quando l’animale per la prima volta vede quella forma mobile e poi ferma, che si arresti come meravigliato; e la sua sorpresa diventa maggiore, quando sente lo scoppio dell’archibugio, peggio quando vede cadere il compagno.

La caccia di mufioni si fa pure con quasi certo successo anche in monte Clesia e in monte Paùli.

I siniesi amano molto la caccia, e talvolta vanno in grandi compagnie, o soli. I giovani di Cagliari vengono in molto numero per la piccola caccia di pernici e quaglie.

I suddetti cacciatori di Sinia provvedono di parte del selvaggiume di Cagliari.

Popolazione. Nel censimento del 1846 furono notate in Sinia anime 2988, distribuite in famiglie 785 e in case 670. Ma in quest’ultimo numero io credo sia un grosso errore.

Il detto totale era poi distinto per uno ed altro sesso nelle seguenti parziali de’ varii periodi di età, e furono determinati:

Sotto i 5 anni, maschi 174, femmine 149; sotto i 10, mas. 173, fem. 175; sotto i 20, mas. 278, fem. 288, sotto i 30, mas. 191, fem. 251; sotto i 40, mas. 218, fem. 203; sotto i 50, mas. 166, fem. 180; sotto i 60, mas. 147, fem. 170; sotto i 70, mas. 76, fem. 76; sotto gli 80, mas. 22, fem. 29; sotto i 90, mas. 10, fem. 12.

Quindi si divideva il totale de’ maschi 1455, in scapoli 899, ammogliati 513, vedovi 43; il totale delle femmine 1533, in zitelle 845, maritate 514, vedove 174. Ma anche in questi numeri io non credo che sia molta esattezza.

I numeri ordinarii del movimento della popolazione sono, nascite 110, morti 60, matrimonii 25.

I siniesi sono persone intelligenti, vivaci, coraggiose, robuste, laboriose, sobrie, e di carattere morale generalmente lodevole. I delitti sono piuttosto rari, e l’assiduità al lavoro tanta, che ne’ giorni di fatica pochissimi uomini si trovano nel paese. Soggiungerò dopo questo che non mancano caratteri morali meno lodevoli, e persone vendicative e poco rispettose delle proprietà e delle leggi. Nel paese non accade mai alcun delitto, ne accadono spesso fuori, e non si possono mai provare, perchè i testi temono di deporre.

Le donne sono parimente laboriose, occupandosi tutte o nella tessitura della lana e del lino, o in quella di certi utensili di fieno, che vendono nelle altre parti della provincia.

Molte vanno alla capitale a vendervi certi articoli, filo, tela, frutta, pollame.

Le tele di Sinia sono molto pregiate, massime quelle che si fabbricano ne’ telai moderni, che sono molti. I lavori di fieno sono generalmente i necessarii per il panificio, canestri, crivelli, corbe.

Si fanno anche cappelli di paglia incordonata per i contadini nell’estate, e alcune opere gentili per le signore, come panierini ecc.

Le malattie più frequenti sono infiammazioni specialmente del torace e le loro ordinarie conseguenze, quindi le intermittenti. Causa di quelle infiammazioni possono essere designate le vicissitudini repentine dell’atmosfera; ma quella delle intermittenti trovasi nello svolgimento delle esalazioni malsane de’ pantani che sono nell’alveo del ruscello che va rasente una parte del paese.

Questi inconvenienti si potrebbero togliere, il primo ripigliando l’uso delle antiche vesti nazionali, che difendevano dalla malignità delle variazioni di temperatura; il secondo scavando l’alveo di detto ruscello, perchè non vi fosse ristagnamento in nessuna parte.

E perchè la mortalità è sempre maggiore nella fanciullezza, si potrebbe menomarla insegnando alle madri quelle attenzioni che si devono avere a’ piccoli, che restano offesi dall’ingordigia delle frutta acerbe

o guaste, e dal sole. E sarebbe cosa umanissima se si stabilisse un asilo infantile, dove le povere donne potessero raccomandare i loro piccoli mentre vanno fuori del paese.

Per il servigio sanitario si ha un medico, un chirurgo, due flebotomi, due speziali. Il divertimento comune è quello della danza ne’ dì festivi e nella piazza pubblica.

I missionarii gesuiti e gesuitanti han tutto tentato per abolire questo costume, e impedire questo sollazzo, che è innocente; ma non vi sono riusciti.

Nè pure è del tutto cessato l’attito ne’ funerali, e si piange e si canta in alcune case nella funesta occorrenza della morte di qualche membro importante della famiglia. Tutta la parentela accompagna il defunto e assiste a’ riti di suffragio.

Del resto sono qui in pratica tutte le diverse consuetudini, che abbiamo notato negli altri paesi del campidano di Cagliari.

I giovani nubili (bagadius) contribuiscono per avere al loro servizio lo zampugnatore, al quale fanno de’ regali nelle solennità maggiori le zitelle.

I medesimi insieme co’ maritati recenti spendono per comprare le pezze di stoffa che si propongono in palio o premio a’ cavalli, che vincano nella corsa.

Professioni. Sono esclusivamente applicati all’agricoltura 600 persone, alla pastorizia 200, ai diversi mestieri di ferrari, muratori, scarpari, falegnami, bottari, sartori, argentieri ecc., circa 85, al negozio circa 40.

La massima parte delle famiglie sono possidenti, e generalmente vivesi in certa agiatezza, perchè nella facilità di lucrare vendendo nella capitale i loro prodotti. Al lucro conferiscono pure le donne co’ loro lavori e con quegli articoli che possono produrre con la propria industria.

È raro che vedasi un mendicante nel paese. Gli indigenti sono pochissimi.

In tanta vicinanza e contatto con la città sono meno rozzi di altri, ma si lasciano ancora sussistere tra essi molti pregiudizii e false credenze, perchè non si illuminano su ciò, volgendo spesso i sacri discorsi sopra cose trascendenti, di cui capiscono poco e nulla, e omettendo di inculcare i più utili principii della morale.

Se ancora sussistono certe false credenze, accade così perchè per un vile interesse non si combatte l’errore, anzi si rafferma nelle anime semplici, e perchè talvolta le parrocchie sono commesse a preti, che sono inferiori all’alto officio.

L’istruzione primaria fu molto trascurata per causa dei maestri, che non facevano il loro dovere, e per causa dei padri di famiglia che non vi mandavano i figli. Il numero di quelli che nel paese sanno leggere e scrivere non eccede i 30, a’ quali si possono aggiungere alcuni altri che sanno scriver qualche cosa, ma non sanno veramente leggere nei libri. Vi sono dieci notai.

I concorrenti alla medesima non solevano essere più di 8, cioè il venticinquesimo del numero che avrebbe potuto intervenirvi, già che in questa popolazione sono tra’ 5 a 12 anni non meno di 200 fanciulli.

Spesso appena dopo tre anni avendo alcuni imparato malamente a leggere erano mandati in Cagliari al ginnasio.

Era in Sinia una stazione di cavalleggeri, poscia imprudentemente fu tolta, e accaddero disordini.

La guardia nazionale del paese è divisa in due compagnie, i cui ufficiali e bassi ufficiali vestono l’uniforme. I militi sono armati dei proprii archibugi perchè non si diedero loro migliori arme.

I siniesi domandarono al governo perchè almeno una compagnia servisse a cavallo; ma l’intendente non appoggiò la domanda, e questo fu male perchè una compagnia di militi a cavallo potrebbe rendere buoni servigi invigilando per il buon ordine in un territorio tanto vasto e montuoso, dove spesso accadono de’ delitti.

La guardia nazionale di Sinia ha ben meritato in alcune occorrenze pericolose, mantenendo la tranquillità e l’ordine nel paese.

Agricoltura. Il territorio piano proprio di Sinia essendo piuttosto ristretto, e nelle migliori parti occupato dalle vigne, restano comparativamente alla popolazione poche terre idonee alla seminagione, e si può dire che complessivamente i terreni ne’ quali si alterna la seminagione non eccedono le giornate 2200, compresivi anche i chiusi, dove si fa agricoltura e pastura. Questo però non ci vieta di affermare che non mancano in diverse parti, anche nella regione montuosa, de’ siti, dove si potrebbe con vantaggio praticare la cultura di una od altra specie di cereali.

La quantità della seminagione suol essere di starelli di grano 1000, d’orzo 300, di fave 300, di legumi 125, di lino 100.

La fruttificazione ordinaria è del 10 pel grano, del 15 per l’orzo, del 12 per le fave, dell’8 per i legumi.

Non abbiam posto nel totale della seminagione quello che si semina con la zappa; i novali (narbonis) soglion produrre il quadruplo e spesso assai più che gli altri terreni abituati a’ semi.

Non si coltiva la meliga, ed è trascurata la cultura delle patate, sebbene la natura del terreno in molti siti sia ben favorevole.

L’orticoltura è in gran pratica per il profitto che posson trarne, e se manca l’acqua scorrente suppliscono co’ pozzi a molino.

Le vigne occupano uno spazio largo nel circondario del paese, e non poche dispersamente isolate si estendono sin presso a s. Basilio: hanno moltissime varietà di uve, e prosperano. Ma la loro prosperità non sarebbe stata minore, i frutti si avrebbero forse più buoni, se fossero state piantate più in alto nelle pendici de’ colli vicini incontro al meriggio.

Sinia è stata sempre lodata per la sua malvasia, e se fosse la manipolazione fatta con maggior intelligenza questo vino sarebbe anche di maggior pregio.

I vini comuni, che dicono neri, si van migliorando e possono sovente star in concorrenza con quelli di Pirri e di Quarto.

Sono nel paese aperte più di 30 cantine, dove si possono provvedere quelli che non hanno vigna.

Essendone superfluo alla consumazione del paese una notevole quantità si vende a Cagliari.

Una parte di questo superfluo si brucia ad acquavite in quattro o cinque lambicchi per provvedere il paese di siffatto liquore.

Se aggiungasi a questo computo quella parte di mosto, che si cuoce per la sapa, che ogni casa vuole per suo uso, si potrà calcolare quanto debba essere copiosa la vendemmia.

La cultura degli alberi fruttiferi è molto estesa, perchè dalla medesima si ha una notevole parte del guadagno.

Le specie più comuni sono ficaje, mandorli, peri e meli di molte varietà, le quali con l’altre men comuni si possono computare a ceppi 40 mila. Si comincia a innestare gli olivastri, che vegetano dappertutto spontanei.

Il terreno sarebbe idoneo in un sito o in altro ad altre specie, ottimo per i gelsi e conveniente anche agli agrumi; ma non si amano le novità, e si fa volentieri quello che fu fatto da’ maggiori. Anche le persone che hanno mezzi sufficienti per intraprendere nuove coltivazioni, ricusano tentarle, sebbene lor sia promesso gran vantaggio. Forse se avessero più ampie cognizioni e solidi principi nell’agraria sarebbero meno restii.

I chiusi sono in buon numero, cinti di muro a secco

o a fichi d’india; ma noi non sapremmo fissare la quantità dell’area, che essi occupano. Non si possono indicare quei grandi latifondi, che i sardi dicono tanche.

Pastorizia. Essendo montuosa la massima parte del territorio di Sinia, dovrebbe per conseguenza avere l’industria pastorizia molto sviluppata; ma non è così, e se i numeri de’ capi delle diverse specie di bestiame possono sembrare soddisfacienti, tali non parranno se si riguardi la grandissima estensione de’ pascoli.

La specie vaccina è la più scarsa de’ capi, già che i medesimi non sono più di 400.

I siniesi credono che questi animali non possan vivere che nel piano, e perchè nel piano il pascolo per essi è ristretto, però non ne accrescono il numero, senza badare, che pur tra’ monti sono de’ pascoli ottimi, e che non mancano le acque che sono desiderate nel piano.

Le vacche non si mungono e l’unico frutto che si ricavi dalle medesime sono i tori che si vendono ai contadini per il servigio agrario. Sono occupate nella loro cura 20 persone tra pastori e garzoni.

Le capre sono capi 10 mila in circa, e formano dalle 35 alle 40 mandre, alle quali servono circa 100 uomini tra piccoli e grandi.

Le pecore sono poco più di 5 mila, e hanno per il loro governo circa 50 persone. I porci si possono numerare non meno di 2500 capi, e sono condotti da 40 pastori.

Finalmente le cavalle sono capi 200 e forse più, e hanno 10 uomini.

La specie porcina che pascola e si ingrassa nelle selve siniesi è molto più numerosa che furono notati tutti insieme gli armenti del paese; ma questa differenza è per i branchi stranieri, i quali sono ricevuti pagando una somma secondo il numero dei capi.

Se i pastori delle diverse specie cessando dalla pastura errante si stabilissero in certi punti, e là dove lo consentono le condizioni locali formassero di prati artificiali e raccogliessero il fieno, il frutto dell’industria pastorale sarebbe molto maggiore e crescerebbe pure l’agricoltura per l’impiego che i pastori potrebbero fare nella medesima di quei tratti di terreno presso i loro casali, che ne sarebbero suscettivi.

La manipolazione de’ formaggi non è diversa dalla comune, ma perchè i pascoli sono di gran bontà, i formaggi sono migliori, e sono venduti con riputazione in Cagliari. Il già console francese Cottard aveva introdotto ed educava nella sua villa di Tasoni capre del Thibet. Forse sono ancora conservate dalla famiglia inglese che comprò questo tenimento.

Il bestiame manso de’ siniesi si numera nel modo che segue:

Buoi per l’agricoltura e per il carreggio, capi 300; cavalli e cavalle domite per sella e per basto 400; giumenti per la macinazione 500; majali per provvista particolare delle famiglie 200. Una parte delle pelli de’ cuoi si concia nel paese, e deve dirsi che l’operazione è ben fatta, buono il prodotto.

Si ha poi nei cortili delle case una gran quantità di pollame, che educasi dalle donne per averne lucro e anche talvolta per parte del vitto. Le specie sono poche.

L’agricoltura è molto curata; le api lavorano miele dolce e amaro, e questo si vende a maggior prezzo perchè medicinale nella tosse e nei mali di stomaco. Si avranno circa 8 mila bugni, perchè ne ha ogni famiglia.

Commercio. I prodotti di Sinia vanno tutti quanti in Cagliari. I frutti agrari e pastorali con gli articoli minori che abbiamo accennato dell’industria delle donne possono produrre forse più di lire 200 mila.

La distanza di questo paese da Cagliari è di poco più di miglia 6, da Settimo miglia 1, da Mura-Calagoni 1 1/4, da Selargius poco più di 3 1/4, da Quarto 4.

Le strade sono facili nei tempi asciutti; molto difficili nelle stagioni piovose per i molti e profondi fanghi.

Religione. Sinia è compreso nella giurisdizione del-l’arcivescovo di Cagliari; il popolo è servito nelle cose spirituali da quattro preti, il primo dei quali ha il titolo di vicario o provicario, perchè fa le veci del canonico prebendato, secondo che sia amovibile od inamovibile.

Oltre questi, che hanno la cura delle anime, vi è un prete che serve ad una cappella.

La chiesa parrocchiale ha per titolare s. Cosimo, e per patrona s. Barbara. È una delle poche chiese rurali di prebenda canonicale, la quale sia provveduta nel modo che vuole il decoro del culto, ed anzi con certo lusso. Ma di questo anzichè darne lode al canonico, che lascia alla chiesa quella sola parte della decima che le deve lasciare per la consuetudine della diocesi, è giusto di farne onore alla liberalità religiosa del popolo, che con le sue oblazioni conferì a tutte le opere.

Nella sacristia sono diverse pitture dello Scaletta, artista sardo di molto merito.

Vedesi il pennello dello stesso pittore negli evangelisti che sono ai quattro angoli della cupola.

Le decime agrarie di Sinia possono produrre starelli di grano 1000, d’orzo 450, di fave 360, di legumi 100, di lino 3000 manipoli, o cantari 3 di stoppia, di vino almeno botti 20 di quartare 250 l’una, e in totale di quartare 5000: le pastorali consistono negli agnelli e capretti, nei vitelli, uno d’ogni dieci, nello scudo per branco che pagano i porcari, nella decima del formaggio e della lana, de’ quali articoli il valore complessivo si può computare di lire 14425.

Notasi in questa chiesa parrocchiale copia di marmi e di argenteria in lampadi, candellieri, ed altri utensili e paramenti sacri. Noterò due oratorii, ufficiati da due confraternite, una intitolata del Rosario, l’altra della Trinità. In uno di questi è stabilita la scuola primaria.

Invece del camposanto prescritto dal governo, serve l’antico cimitero, che resta contiguo alla chiesa parrocchiale. Essendo l’area minor dell’uopo, accade che si disseppelliscano scheletri che non hanno ancora consumati i muscoli, e si gittano nell’ossiera con orrore delle persone umane.

Fuori del paese sussistono ancora le seguenti chiese:

S. Vittoria in distanza di 300 passi alla parte di tramontana sopra una piccola eminenza.

S. Cosimo lontano di minuti 15.

S. Isidoro a circa un miglio, o minuti 20. Si festeggia in ciascuna di esse, e vi è concorso anche dai paesi limitrofi.

Nel paese si solennizza con pompa per santa Barbara alla terza domenica di luglio con corsa di barberi e fiera di tre giorni.

Ciascuna festa si fa processione, e precedono in lunghissima schiera i buoi aggiogati e adorni nelle corna e nel collo.

In altri tempi erano nel territorio altre quattro chiese, delle quali restano, le vestigie e le rovine.

S. Elena alla distanza di mezz’ora;

S. Bartolommeo a quasi un’ora presso il rio del monte Iola;

S. Basilio minore (Santu Basileddu), lontano di altrettanto presso una fonte, dove accorrono i pastori per abbeverare il bestiame;

S. Vittoria a un’ora e mezzo al piè del monte Iola, cui restano ancora le mura.

Antichità. Non mancano nel territorio di Sinia i nuraghi, anzi il numero è proporzionato all’estensione del medesimo, se è vero che sieno circa 30. I più sono sulle eminenze, ma in gran parte disfatti.

Vuolsi che si trovino alcuni di quei monumenti, che nelle altre parti dell’isola sono detti sepolture di giganti.

Nelle punte del monte de’ Sette fratelli si ravvisano alcune vestigie di antiche costruzioni. Probabilmente v’erano castelli e fortificazioni erette nel medio evo per dominare i due passaggi dal Campidano di Cagliari nel Sarrabus che costeggiano la montagna, uno dalla parte di tramontana, l’altro da quella di mezzogiorno.

Non trovandosi menzione di queste cartelle nella storia de’ giudicati, è verosimile che dopo la liberazione dell’isola dal giogo dei saraceni fossero abbandonate, e che abbiano servito nel tempo infausto della loro dominazione di asilo ai sardi quando erano per-seguitati, e che ivi avesse quartiere qualche banda di guerrieri dei giudici cagliaritani, i quali è probabilissimo che almeno nelle regioni montuose mantenessero la loro autorità. A queste congetture dà qualche appoggio quell’antica villa che abbiamo ricordata col nome de Moros, cioè Villa di mori, dove forse fu una stazione di mauri, per reprimere i sardi della montagna.

Questi aspri monti, dove in quell’epoca infelice i sardi difendevano la loro libertà contro gli infedeli oppressori, servirono poi ai malviventi per assicurarsi contro la persecuzione della giustizia, e per nuocere ai passeggieri. Il monte Ceràsa in sui limiti del Sarrabus, e il monte Clesia sono stati spesso stazione di banditi.

I paesani sardi, che sempre sognano tesori, credono che sotto le rovine indicate nelle punte de’ Sette fratelli sieno nascoste delle ricchezze.

Il P. Aleo nota nel territorio di Sinia già popolati i luoghi di Segorini, Mela, Sebadi, s. Vittoria, presso la suddetta chiesa distrutta.

Il lettore ricordi ciò che fu scritto nell’articolo di Settimo, dove si notarono i salti e giurisdizioni dei luoghi allora deserti di Calagoni, Sixi, Sedanu, Corongiu, Sirigargiu, Villanova dessa Penuga, Figu-erga, Separassiu, s. Basilio, s. Barbara, e la donazione fatta dei medesimi ai comuni di Settimo e Sinia da D. Gilaberto Centelles e Carroz per sua moglie D. Alemanda Carroz e Centelles, contessa di Chirra (1436, 20 novembre).

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Sinnai
15 Maggio: Sant'Isidoro – La festa del patrono degli agricoltori si celebra ogni anno da secoli, dura quattro giorni in cui si svolgono riti religiosi e festeggiamenti civili
3° domenica di Giugno: Santa Vittoria e Sagra de “Sa Tunditroxia”. Insieme ai festeggiamenti per la Santa si rivive la tradizione della vita pastorale: tosatura delle pecore, preparazione del formaggio, degustazione della “pecora in cappotto”
3° domenica Luglio: Santa Barbara patrona
domenica dopo Ferragosto: Sant'Elena
2° domenica di Agosto: San Giuseppe (nella frazione di Solanas)
ultima domenica di Agosto: San Basilio
3° domenica Settembre: San Bartolomeo
25 Settembre: San Cosma e San Damiano – I festeggiamenti durano 5 giorni con riti religiosi e manifestazioni di vario genere